Aspettando Ypperlig di HAY x IKEA

cheapandlogo-copiaSi sta avvicinando il lancio della collezione YPPERLIG, una collaborazione entusiasmante fra il colosso del design democratico IKEA e l’azienda danese HAY, creatrice di pezzi icona come i vassoi esagonali Kaleido (che adoro e di cui vi parlo anche qui) o la serie About a Chair. 

Un senso condiviso dei valori del design ha permesso a IKEA e HAY di lavorare insieme in modo aperto e libero.

La sintesi fra le due aziende, una danese e l’altra svedese, è quasi perfetta: ma non è solo la vicinanza geografica e culturale ad aver permesso questo connubio, ma un senso condiviso dell’idea di design.  Per entrambe le parti coinvolte è e sarà molto più di una semplice collezione. È un’opportunità di imparare l’una dall’altra, per condividere idee, tecniche nuove e intuizioni.  In questa collaborazione viene esplorata l’essenza stessa del design scandinavo. La grande esperienza di fabbricazione su larga scala di IKEA incontra il design sofisticato e chic di HAY;  fin dalle prime idee e dagli schizzi iniziali, il prodotto è pensato per il design democratico, di cui IKEA è leader indiscusso a livello mondiale. 

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Making the monobloc chair via IKEA TODAY

YPPERLIG è una collezione di pezzi-base spesso sottovalutati ma rivisitati in chiave contemporanea. La serie si adatta perfettamente alla casa di oggi creando spazi che incoraggiano la socializzazione; non a caso il punto focale della collezione è il living, l’area della casa che più incarna questo spirito di incontro e condivisione. Sarà caratterizzata da mobili, illuminazione, tessuti e accessori. Krister Nilsson, sviluppatore di prodotti per la collezione YPPERLIG, ha recentemente dichiarato: “Stavamo puntando a trentacinque pezzi ma nessuno voleva far a meno di niente, quindi adesso sono circa sessantasei!”.

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Una delle lampade della collezione 

Krister e il suo collega Ricky Ericsson, entrambi parte del team che sviluppa i classici IKEA come PAX, KLIPPAN e POÄNG, sono entusiasti di questa nuova collaborazione e certi che senza dubbio alcuni pezzi della YPPERLIG entreranno a far parte dei grandi classici.

Il video di presentazione creato dall’agenzia NIKEXTENSION ha un’atmosfera surreale ma armonica, in cui tutti i materiali usati nei nuovi oggetti si fondono (letteralmente) insieme creando qualcosa di bello, nuovo e certamente scandinavo!

IKEA ha dato ad HAY la libertà di interpretare alcuni dei suoi prodotti più famosi, come l’iconica borsa FRAKTA, che si reinventa in una veste più elegante e raffinata! Sono certa che diventerà un must-have dell’autunno prossimo.

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FRAKTA incontra HAY via IKEA TODAY

Non vedo l’ora che sia ottobre, data prevista per il lancio della collezione. Nel frattempo continuo a seguire gli aggiornamenti su IKEA TODAY e a far spazio in casa per accogliere i nuovi oggetti HAY X IKEA: non voglio perdermene nemmeno uno!

Le mie (prime) 5 ore a Milano: sole, buon cibo, posti belli e trallallà

Città che da anni volevo vedere, Milano mi ha sempre affascinato moltissimo, per i suoi mille eventi, per i musei e per i  nuovi locali che aprono continuamente. Dopo l’ultima Design Week (di cui vi ho parlato in questo ed in quest’altro post) alla quale per mia sfortuna non sono riuscita a partecipare, avevo una gran voglia di visitarla. Così ho comprato un biglietto del treno, ho convinto due mie care amiche e sono partita, complici sicuramente questo lungo ponte e le belle giornate. Quello che ho trovato è stata un’esperienza che è andata ben oltre le mie più rosee aspettative: Milano è una città cosmopolita e multitasking, un ambiente stimolante che affascina per la sua capacità di essere italiana e internazionale allo stesso tempo.

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Il Grattacielo Pirelli, o “Pirellone”

Appena scesi dal treno e usciti dalla bellissima stazione di Milano Centrale, non si può non rimanere colpiti dal Grattacielo Pirelli che svetta sopra tutto e attira subito l’attenzione.

Con l’ora di pranzo che avanzava e il languorino che iniziava a far capolino (i treni AV sono comodissimi ma per non partire all’alba sei comunque costretto ad arrivare ad un’ora un po’ strana) un’idea ottima è stata quella di avvicinarsi al Parco Sempione, per ammirare il Castello Sforzesco e il Palazzo dell’Arte, sede della Triennale, e dirigerci nel quartiere di Chinatown per provare un posto che mi ispirava da un po’ nel quartiere multietnico di Milano che nell’ultimo periodo sta vivendo una fase di grande rinnovamento.

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Aperto pochi anni fa da un gruppo di amici under 40, oTTo è uno spazio accogliente come un salotto in cui leggere una rivista sorseggiando un caffè ma anche pieno di spunti e stimoli nuovi. Ho conosciuto questo locale grazie a Gnam Box, un progetto di due ragazzi milanesi con un sito e un account Instagram bellissimi (che da poco hanno anche pubblicato questa utilissima guida su Milano che ho portato con me). 

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photo credit: oTTo
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photo credit: oTTo

Noi abbiamo provato il fotografatissimo brunch del weekend: un tagliere (rigorosamente di legno e quadrato) in cui trovano spazio oltre al famoso “quadrotto” di pane integrale con sopra ogni bene di Dio, patate arrosto, frutta, yogurt con miele e mousse al cioccolato e biscotto, acqua e caffè inclusi nel prezzo. Il locale è ampio e luminoso, con grandissime vetrate affacciate su una piazzetta adiacente alla più affollata Via Sarpi. All’interno arredi di recupero, come sedie e tavolini in legno e formica che ricordano quelli delle scuole, poltroncine in pelle e mobili color carta da zucchero, si mixano con un bel pavimento in cemento industriale e un’illuminazione contemporanea e divertente fatta di lampade a sospensione e scritte al neon. Per rendere tutto più green non possono mancare piante dappertutto e una simpatica parete coperta da vasi di rampicanti. Insomma, un posto che se abitassi a Milano sarebbe certamente tra i miei preferiti (e più frequentati!). Se capitate a Milano dovete assolutamente provarlo!

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Uscite di lì una capatina veloce alla vicina Fondazione Feltrinelli e un’altra passeggiata al parco prima di dirigerci verso la metro in direzione Largo Isarco, a sud di Milano.

Anche se solo per poche ore non potevamo perderci la nuova sede milanese della Fondazione Prada. Inaugurata nel maggio 2015 e progettata dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico. E’ caratterizzata da un’articolata configurazione architettonica che combina edifici preesistenti, gli ambienti della Ex distilleria Società Italiana Spiriti, costruita negli anni ’10 del Novecento e tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre in via di completamento). Nel progetto coesistono quindi sia la dimensione della conservazione che quella della creazione di un nuovo spazio architettonico; le due realtà pur rimanendo distinte si fondono in un processo di continua interazione. Simbolo di questo rapporto fra antico e contemporaneo è la Haunted House, un preesistente edificio a quattro piani al centro del complesso che accoglie un’installazione permanente, completamente rimodernato e dipinto d’oro:  è diventato così luogo icona dell’intero polo museale.

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Vecchio e nuovo, orizzontalità e verticalità, bianco e nero, trasparente e opaco, chiuso e riflettente: un insieme di contrasti e complessità che arricchiscono e definiscono la nuova sede della Fondazione, creata da Miuccia Prada nel 1993 come istituzione dedicata all’arte contemporanea e alla cultura.

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Bar Luce, Largo Isarco 2

Dopo essere state abbagliate dai riflessi dorati della Haunted House non potevamo non entrare nell’altrettanto luminoso e celebre Bar Luce. Progettato dal regista Wes Anderson, ricrea l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano. A differenza dei film del cineasta americano,  composti da un susseguirsi di “quadri” simmetrici, questo luogo, essendo stato pensato per essere vissuto e attraversato dinamicamente, non ha una prospettiva ideale, un’inquadatura privilegiata.

“Credo che sarebbe un ottimo set, ma anche un bellissimo posto per scrivere un film. Ho cercato di dare forma a un luogo in cui mi piacerebbe trascorrere i miei pomeriggi non cinematografici”.  Wes Anderson

La struttura metallica esistente è stata mantenuta così da fornire un rinforzo strutturale e permettere di conservare le superfici, quali il soffitto a volta che qui riproduce in “miniatura” la copertura in vetro della Galleria Vittorio Emanuele, uno dei luoghi-simbolo di Milano.

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Delle atmosfere tipiche dei capolavori del regista non manca niente: i colori pastello, le finiture in legno impiallacciato, gli arredi vintage come le sedute in ecopelle, i tavoli in formica, la carta da parati e persino il pavimento di graniglia ricordano l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, oltre che le ambientazioni di film quali “I Tenembaum” o “Grand Budapest Hotel”.

E’ un luogo magico e surreale, in cui prendere un caffè o sorseggiare un chinotto, mangiare una torta o colorati ghiaccoli (dai gusti particolari come frutto della passione, cocco, mandorla) che trovano posto in un bellissimo freezer color rosa pastello. Io ne sono rimasta totalmente affascinata, da amante del vintage e dei film di Wes Anderson: non potevo non adorarlo!

Il breve tour a Milano non poteva concludersi senza aver fatto una capatina in Piazza Duomo! Immenso e bellissimo!

L’incontro con questa città non poteva essere più piacevole e divertente; sono tornata affascinata dai suoi palazzi e dai suoi locali e con la voglia di tornarci presto, magari per rimanere e iniziare una nuova fase della mia vita!

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Arrivederci, Milano ciao!

My (gift ideas) wishlist

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E’ arrivato il giorno del mio ventinovesimo compleanno e proprio in queste settimane stavo pensando che potrebbe essere sagace e divertente stilare una sorta di “Lista regalo compleanni & co” da far arrivare nelle mani giuste. Sarà certo un’idea pazza e pretenziosa, ma potrebbe invece rivelarsi un modo saggio per tutti per indirizzare i regali di amici, parenti, fidanzati/e. A chi non è mai capitato di ricevere qualcosa di bizzarro e assurdo? Dopo aver ricevuto per Natale o per i vari compleanni doni improbabili di ogni tipo (da cappelli in lana rasta style – quando l’unico cantante reggae che ascolto con moderazione è Bob Marley – a portafogli color rosa maialino) l’idea di “ottimizzare” i regali non mi era sembrata così malvagia, considerando che per arredare e completare la mia (futura) casa dei sogni, avrei certamente bisogno di un aiuto (se non voglio vedermi costretta a vendere un rene).

E si che ancora niente è sicuro di quella che sarà la mia futura abitazione, di dove sarà, di come e di chi la condividerà con me (se una, due o tre persone o altri esseri viventi) ma certo è che ci sarebbero una miriade di complementi di arredo e oggetti  che vorrei trovarvi dentro. Quindi, nell’attesa, perchè non cominciare a “collezionare” sedie, lampade, vasi, vassoi e dintorni?

Questa è la mia personale lista dei desideri, ma potrebbe essere un valido aiuto anche per coloro che devono cimentarsi in regali per amiche/ci amanti del design e degli oggetti di arredo con quel quid in più che fa la differenza. Sicuramente farete una bella impressione!

Sotto i 30 euro

Per fortuna non tutto ciò che è bello è necessariamente molto costoso! Questa serie di complementi d’arredo dallo stile molto nordico – con la piccola eccezione di una guida di viaggio di Wallpaper* –  (non preoccupatevi, arriva anche il design made in Italy) ne è la dimostrazione. Ho già un vaso di ceramica dai toni matte (di cui vi parlo in questo vecchio post) della danese Ferm Living, ma non ce n’è mai abbastanza! Si può intuire da questi oggetti che ho una passione smodata per tutto ciò che è geometrico (e possibilmente spigoloso): insieme ai vasi dalla finitura tattile, adoro i vassoi esagonali colorati di Hay, le tovagliette rigide e i sottopentola di Ferm Living, che mi ricordano le linee grafiche – che amo – dei Secessionisti viennesi come Wagner e Hoffmann o quelle stilizzate di Charles Rennie Mackintosh. Dai colori pastello e dal disegno più morbido sono i Dots di Muuto, rotondi e colorati appendiabiti di legno di varie dimensioni e la lampada da tavolo, disegnata da Ola Wihlborg per la collezione temporanea IKEA PS 2017 (che voglio cercare di acquistare al più presto acquistata prima che la tolgano di produzione, come molti arredi delle collezione speciali di Ikea, come questa sedia bellissima che non producono più).


 1. Vasi geometrici by Ferm living; 2. Lampada da tavolo collezione Ikea Ps 2017; 3. Kaleido vassoio in metallo colorato by Hay; 4. Milan City guide by Wallpaper*; 5. Tovaglietta rigida con motivi geometrici by Ferm living; 6.  Dots appendiabiti in legno, dimensioni e colori vari by Muuto; 7. Portacandela in ottone effetto rame by Hay; 8. Clessidra piccola by Hay ; 9. Ori macina spezie geometrico in plastica dalla finitura matte by Hay ; 10. Sottopentola in legno by Ferm living.

Sotto i 50 euro

Non solo stile scandinavo, sono molti i pezzi di design italiano che vorrei portare con me nella mia casa ideale. Una fra i tanti la caffettiera Cupola designata da Aldo Rossi nel 1988 e prodotta da Alessi. E’ così bella ed elegante che è quasi un peccato usarla! Un altro oggetto culto che ho sempre adorato (anche se non fumo) è il posacenere Cubo di Bruno Munari prodotto da Danese: è bello da vedere, con la sua forma pura, ma anche pratico da usare grazie alla lamiera di metallo sagomata facile da estrarre. Un’altra lampada che trovo simpatica e divertente è quella della nuova collezione IKEA PS 2017: funziona come una lampada di emergenza, sia da caricare tramite presa elettrica, sia tramite porta USB, è a Led quindi ad alto risparmio e in più con la gabbia metallica, ispirata alle lanterne ferroviarie, è una lampada che puoi spostare, appendere o appoggiare dove vuoi. In sostanza, è un prodotto dalla funzionalità intramontabile, ridisegnato in chiave moderna. Per non smentirmi mai non possono mancare i vasi di Ferm Living dai toni che vanno dalla terra bruciata al grigio grafite.


 1. Lampada di emergenza IKEA PS 2017; 2. Posacenere Cubo by Danese; 3. Caffettiera Cupola by Alessi; 4. Vasi geometrici by Ferm Living; 5. Poster della mostra di Andy Warhol del 1968 al Moderna Museet di Stoccolma.

Da 50 a 200 euro

E qui si arriva a qualcosa di più, per così dire, “sostanzioso”. Sembra che voglia riempire casa di lampade e lumi, ma certo una di quelle che adoro di più è la lampadina per eccellenza, quella che porta il nome più congeniale di tutti, che certo non vuole trarre in inganno: Lampadina di Achille Castiglioni per Flos. Semplice ed essenziale, con la sua base in metallo e il filo che si avvolge all’interno: la precorritrice delle lampadine nude che tanto hanno spopolato nelle case e nei locali più di tendenza nell’ultimo periodo. E fra quelle più belle non si può dimenticare la E27 di Muuto, in tantissimi colori, dai pastello a quelli più accesi come il verde ed il rosso. Ovviamente quelle che piacciono a me sono nere e grigie, al massimo rosa pastello (che monotonia =P). Un’altra delle cose che da anni mi affascina è il mondo di Piero Fornasetti. Uomo di cultura, grandissimo creativo, ha creato un vero e proprio universo visionario fatto di immagini surreali, architettura, ceramiche e decorazioni in cui il design va a braccetto con la stampa d’arte e la pittura. Nonostante le sue opere spesso fossero prodotte in singoli esemplari, Fornasetti fu molto importante per la cultura italiana del design industriale.
Ispirazione per la sua arte furono i dipinti di Piero della Francesca e Giotto, le pitture pompeiane, gli affreschi rinascimentali e la metafisica, dalla quale non smise mai di attingere ispirazione facendo così del virtuosismo la propria distinzione artistica. Indimenticabili e senza tempo sono i piatti serigrafati della serie “Tema e Variazioni” in cui il volto enigmatico di Lina Cavalieri ci osserva beffardo e ammaliante. Per non smentirmi mai non mancano oggetti dal sapore scandinavo come quelli IKEA (non si vede che la amo, vero?). In particolare mi piacciono quelli della collezione Stockholm (recentemente ho assistito alla presentazione in anteprima della linea Stockholm 2017 di cui vi parlo in questo post): adoro il mobile buffet e lo specchio dal sapore vintage. Ma anche la poltroncina Ekenäset che ricorda le linee dei mobili anni ’50 con il legno di faggio trattato e i cuscini grigio perla. Dal design minimal e spiccatamente nordico sono anche la caraffa bicolor e i bicchieri di Normann Copenhagen.


 1. Lampadina by Flos; 2. Specchio e mobile buffet IKEA Stockholm; 3. Lampada E27 by Muuto; 4-5. Piatti della linea Tema e Variazioni by Fornasetti; 6. Poltroncina Ekenäset by IKEA; 7. Caraffa bicolore Geo by Normann Copenhagen.

Fuori budget (ovvero gli oggetti cult che sogno da sempre)

Or incomincian le dolenti note. Questi sono gli oggetti culto, i must have, il non plus ultra del design, oggetti belli, per non dire bellissimiE come ogni bella cosa che si rispetti, Bella con la B maiuscola, sono cose costose, fatte con materiali pregiati. Di lusso insomma.

Da anni vera e propria ossessione, un pensiero fisso ogni qual volta sfogliassi una rivista (sempre piene di vari esemplari di questo oggetto), è la Eames Side Plastic Chair DSW disegnata da Charles e Ray Eames negli anni ’50 e prodotta da Vitra. Rigorosamente bianca. Con le gambe in acero naturale. E’ impossibile ormai nel 2017 che nessuno di voi non l’abbia mai vista, nè sentita nominare anche solo per sbaglio. Si proprio quella che ormai si vede ovunque, in qualsiasi rivista, da Elle Decor a Casa Facile, quella che si trova a prezzi stracciati, rigorosamente finta come le ciglia di Mina che canta a Canzonissima. Una delle sedie più copiate di sempre. Ha una linea così intramontabile che rimarrà elegante anche fra 50 anni; sembra disegnata e progettata adesso, si sposa alla perfezione con molti stili, dal minimale scandinavo all’industriale, dal vintage al sofisticato. Viene prodotta in moltissimi colori e varianti, così da adattarsi ai gusti di tutti.

Un’altra lampada che adoro è Atollo di Vico Magistretti, prodotta da Oluce. Atollo non è una semplice lampada, è un mito, un’icona: uno dei simboli più accettati nel mondo del design, uno dei pochissimi prodotti che tutti riconoscono e chiamano per nome. Disegnata nel 1977, nel 1979 vince il Compasso d’Oro e da allora entra a far parte delle collezioni permanenti dei maggiori musei di design, ma entra anche nelle case di moltissime persone. Con le sue forme pure, il cilindro, il cono e la semisfera, più che una lampada è una scultura cubista. E all’interno di una casa dai colori minimal, potrei anche osare l’Atollo in una scintillante finitura color oro (bellissima!). In pendant con la lampada, un accessorio che adoro è il Kubus Bowl di By Lassen  placcato ottone.

Per fortuna da qualche anno il mismatched è stato quasi universalmente accettato come elegante anche per i più ortodossi: così ho la scusa per riunire sedie diverse e metterle tutte attorno allo stesso tavolo (magari il bellissimo Tulip disegnato da Eero Saarinen nel 1956 e ancora oggi prodotto da Knoll). Ed ecco quindi una carrellata di sedie-icona che col tempo spero di riuscire a collezionare.

La sedia Standard disegnata dall’architetto e designer francese Jean Prouvé e prodotta da Vitra con la combinazione di acciaio e legno mi ricorda gli arredi delle scuole elementari di una volta e il sapore delle belle cose del passato. Dello stesso designer un pezzo imperdibile è la lampada da parete oscillante Potence: disegnata per la casa “Tropique”, è un capolavoro purista di Jean Prouvé per Vitra. Il fascino di questa lampada scaturisce dall’uso attento dei materiali e dei mezzi espressivi. Realizzata in tubolare d’acciaio colorato a polvere e legno di faggio.

La sedia serie 7 disegnata da Arne Jacobsen e prodotta da Fritz Hansen  con le sue linee curve e leggere sembra la sagoma sinuosa di un corpo di donna. Disponibile in moltissimi colori e finiture, quelle che amo sono bianche o in legno. Un’altra sedia dal sapore scandinavo è la CH24 Wishbone chair disegnata nel 1949 da Hans J. Wegner per Carl Hansen & Søn che sintetizza in sé l’essenza del design danese, con un disegno della linee leggere, ideale in soggiorno come in cucina o in camera. La forma semplice ed essenziale ricorda figure organiche naturali e l’ha resa un pezzo di design ormai noto a livello internazionale.

Per completare questa wishlist, last but not least, non poteva mancare la Bertoia Chair, disegnata da Harry Bertoia negli anni ’50 (come la maggior parte degli articoli di design che adoro – avrò mica sbagliato epoca?) e prodotta da Knoll. Industriale eppure delicata con la sua intelaiatura in acciaio si adatta a moltissimi stili: è una sedia senza età. Come già Mies van der Rohe, Bertoia trova ispirazione in un materiale d’uso comune come l’acciaio, esaltandolo fino a farne un’opera d’arte dal design immortale.


1. Eames Plastic Side Chair by Charles Eames per Vitra; 2. Atollo by Vico Magistretti per Oluce; 3. Poltrona Silver Lake by Patricia Urquiola per Moroso; 4. Kubus Bowl by Lassen; 5. Sedia Standard by Jean Prouve per Vitra 6. Wishbone chair CH24 by Carl Hansen & Søn; 7. Sedia Serie 7 by Arne Jacobsen per Fritz Hansen; 8. Lampada Potence by Jean Prouve per Vitra; 9. Tavolo Tulip by Eero Saarinen per Knoll; 10. Bertoia chair by Harry Bertoia per Knoll

Con questa lista dei desideri quasi infinita voglio festeggiare con voi i miei 29 anni, pieni di passioni e circondata da belle persone (e belle cose ovviamente!).

Tanti auguri a me!

La nuova collezione Ikea Stockholm 2017

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In aprile IKEA lancerà STOCKHOLM 2017, una collezione curata nei dettagli, che rispecchia l’attenzione degli artigiani del design, pensata per integrarsi con lo stile contemporaneo e realizzata con materiali naturali e tattili come il rattan, il vetro soffiato a bocca, il velluto e il legno di frassino. Modernità scandinava con un tocco vintage dato dai colori, come l’arancione e il rosso e dalle linee anni ’70 unita alla alta qualità dei materiali, del disegno e delle funzioni.

Ieri ho assistito in anteprima alla presentazione della collezione che mi ha colpito molto per la scelta dei tessuti e delle texture, per l’idea dei contrasti che si cela dietro al design: il calore e la pesantezza del velluto si contrappone alla leggerezza e alla trasparenza del vetro soffiato e del rattan, l’energia dell’arancione e del rosso contrasta con la calma del grigio e del blu, alle linee geometriche dei cuscini si oppone la delicatezza dei tessuti che sembrano dipinti a pennellate di acquarello.

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photo credits: Ikea

E’ lo stile artigianale che caratterizza tutta la nuova collezione STOCKHOLM 2017. Il vetro soffiato a bocca fa parte della tradizione artigianale svedese ed è per questo che la collezione include caraffe, ciotole e piatti in vetro, così come le poltrone in rattan disegnate da Nike Karlsson, designer amante di questo materiale e delle possibilità compositive che può offrire.

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photo credits: Ikea

Punto di forza della collezione è senza dubbio il divano 3 posti: realizzato in velluto e disponibile in tre colori, arancio, grigio e blu, è comodo e spazioso tanto da accogliere tutta la famiglia al completo! Un divano che all’occorrenza diventa anche letto e rifugio per i più piccoli.

Ma non solo: nella collezione troviamo tessuti a metraggio dal disegno ad acquarello, tappeti geometrici, lampade da tavolo e da terra dimmerabili dalle linee vintage, cuscini in velluto,  pouf coordinati, tavoli bassi in rattan e frassino massiccio. Bellissimi gli accessori per la tavola in vetro soffiato dal colore del mare profondo: la lavorazione speciale di questi elementi ricorda le gocce di acqua posate sul vetro blu cobalto. 

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photo credits: Ikea

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photo credits: ikea

Non potevo non acquistare niente, quindi per il momento mi sono lasciata tentare solo da un bellissimo cuscino in velluto dal disegno bianco e grigio! Ma sono certa che non sarà l’unico acquisto che farò di questa collezione!


IKEA STOCKHOLM 2017

Disponibile nei negozi dal 6 aprile 2017

Fuorisalone 2017: mini guida agli eventi

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Nel mio ultimo post vi avevo parlato degli eventi legati al Salone del Mobile di Milano. Ma non sarebbe Milano Design Week senza gli eventi del Fuorisalone.

Il Fuorisalone è l’anima festaiola e frizzante del Salone, un appuntamento da non perdere per designer, professionisti del settore, creativi e curiosi per immergersi in tutti gli eventi che la città offre per un’intera settimana, tutti dedicati al mondo del design e dell’arredo: Milano si fa teatro di installazioni temporanee, feste, eventi, inaugurazioni, tutti in nome del design a 360 gradi. Con più di mille eventi in 7 giorni, disseminati in tutti i quartieri della città, che per l’evento diventano veri e propri Design District, il tessuto urbano cambia veste diventando anch’esso parte integrante della mostra.

Nato spontaneamente nei primi anni ’80, dall’idea di aziende di design industriale e di arredamento, é stato pensato come un evento satellite distaccato dal canale ufficiale del polo fieristico di Rho. Col passare degli anni ha ampliato il suo raggio di azione andando ad assorbire settori diversi da quello del design in senso stretto ma che ormai sono diventati parte integrante del mondo della creatività e del social, come quello dell’ arte, della moda e del food.

Cerchiamo insieme di orientarci nella miriade di eventi di questo Fuorisalone 2017 passando in rassegna i progetti che ci aspettano nelle varie location disseminate per la città.

Brera Design District 

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Courtesy of Brera Design District &Studiolabo

Brera Design District, alla sua ottava edizione, ospita un fitto calendario di eventi e propone un format che comprende premi, incontri, progetti speciali e iniziative culturali. Il tema di quest’anno è Progettare è un gioco, giocare un progetto. Da qui nasce Il gioco dell’Oca ispirato al pensiero di Bruno Munari: la mappa del quartiere e degli eventi si trasforma nel celebre gioco da tavolo reinterpretato dall’illustratore Stefano Marra.

«Bisognerebbe fare anche alcuni giocattoli didattici per adulti, per rimuovere dei preconcetti, per far fare ginnastica alla mente, per liberare energie nascoste»

“Da cosa nasce cosa” – Bruno Munari

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Courtesy of Brera Design District & Studiolabo

Tortona

Da non perdere il focus sui materiali innovativi al Materials Village. Un occhio di riguardo per gli eventi al BASE Milano, un progetto d’innovazione e contaminazione culturale tra arte, creatività, impresa e tecnologia. Circa 6.000 mq di coworking, laboratori, esposizioni, spettacoli: un calendario fitto di incontri, workshop, mostre, performance, tra Via Bergognone e Via Tortona nello stabilimento ex Ansaldo.

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Coworking BASE Milano

Ventura

Ventura Centrale, organizzato da Ventura Projects, si propone invece di intervenire per la prima volta sulla Stazione Centrale di Milano: gli eventi quest’anno raddoppiano con la riapertura dei Magazzini Raccordati, in Via Ferrante Aporti, che saranno dedicati interamente a installazioni di brand internazionali per un dialogo aperto con il pubblico. Sempre a Ventura centrale il designer inglese Lee Bronn torna al Fuorisalone per festeggiare i 10 anni di attività con una giostra-installazione.

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Courtesy Ikea
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OfficinaVentura14

Da non perdere IKEA FESTIVAL alla OfficinaVentura14 dal nome“Let’s make room for life” in cui il brand svedese si concentrerà sul soggiorno, il cuore della vita quotidiana. Un luogo dove passare il tempo con la famiglia, accogliere gli amici, festeggiare le occasioni speciali e concentrarsi su quello che realmente conta nella vita. Attraverso workshop, installazioni, interviste, musica, creazioni di prototipi ed eventi live, il festival condividerà la curiosità di IKEA su come adattare la casa al modo in cui si vuole vivere.

Nel quartiere di Ventura Lambrate potrete scoprire i nuovi nomi del design scandinavo e le ricerche delle accademie più prestigiose. Sicuramente merita una visita!

Isola Design District 

Novità assoluta del prossimo Fuorisalone è il debutto di un nuovo distretto del design all’ombra del Bosco Verticale, nel quartiere Isola, che punta su makers e artigiani. Da Frida (Via A.Pollaiuolo 3) arriva il design autoprodotto dell’associazione fiorentina Source e in Via Pastrengo il Milan Design Market alla sua seconda edizione.

Altri quartieri

Nel quartiere di San Babila, la zona degli showroom. Da non perdere l’allestimento di COS x Studio Swine al Cinema Arti e Tom Dixon per IKEA al Teatro Manzoni con la piattaforma open source Delaktig sul tema della iper personalizzazione dei mobili.

Originale la proposta di Design Hostel  nella zona di Bovisa, nel distretto industriale della città sede anche della Scuola di Design del Politecnico di Milano, e dell’incubatore di maggior successo italiano Polihub: intorno alla provocazione di Davide Crippa di Ghigos Ideas si costruisce un progetto che ragiona sul tema dell’ospitalità all’interno di una fabbrica del primi del ‘900, che sarà aperta dal 1 all’11 aprile agli attori che “pensano e fanno” il design. “A letto con il DESIGN” è una proposta originale nel panorama degli eventi che si svolgono in città . Il progetto cerca di avvicinare al design mostrandone il “dietro le quinte”, facendo letteralmente entrare nella vita dei progetti e delle persone che li pensano e realizzano. E’ uno spazio che si dispiega come un ostello, una casa temporanea o una “fabbrica abitabile”, che ibrida e reinventa tutte queste tipologie insieme.

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Design Hostel
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Design Hostel

Quindi non ci resta che attendere il 4 aprile per l’apertura del Salone e di tutti gli eventi del Fuorisalone! Io non vedo l’ora!

Milano Design Week 2017

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Fra meno di un mese, come ogni anno, torna la 56a edizione del Salone del Mobile che si terrà a Milano dal 4 al 9 aprile 2017. La città meneghina si conferma la vetrina d’eccellenza della qualità e dell’innovazione nel campo del design, dell’arredamento, del light design e non solo: la capitale del design a livello internazionale.

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Courtesy Salone del Mobile. Milano 

Saranno in tutto cinque le manifestazioni che si terranno in contemporanea nella sede Fiera Milano a Rho: oltre al già citato Salone del Mobile, il Salone Internazionale del Complemento d’Arredo,  le biennali Euroluce, una vetrina a 360° sul mondo dell’illuminazione e dell’illuminotecnica, Workplace 3.0, dedicato alla progettazione degli spazi di lavoro, ed infine il SaloneSatellite.

Il Salone del Mobile si riconferma un evento importante per l’Italia  grazie alla sua capacità di attrarre nel capoluogo lombardo visitatori, designer, buyer, giornalisti da tutto il mondo, segno distintivo che negli anni ha portato Milano a diventare la capitale dell’arredo e della cultura del progetto con oltre 300.000 visitatori da più di 165 Paesi e la presenza di più di 5.000 giornalisti da tutto il mondo.

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Courtesy Salone del Mobile. Milano

“Il Design è uno stato a sé. E Milano è la sua capitale”

 Lo slogan della campagna di comunicazione italiana vuole confermarne appunto questo ruolo di città cantiere di nuove tendenze nel campo dell’interior design e dell’arredo in genere.

Milano si farà trovare pronta e sempre più all’altezza di questo straordinario appuntamento internazionale –  ha dichiarato alla conferenza stampa il Sindaco di Milano Giuseppe Sala – che ogni anno porta in città tantissime persone da tutto il mondo. Il Salone del Mobile è sempre stato un banco di prova per la nostra città, che va fiera di essere considerata la capitale del design e che vuole mantenere saldo questo primato, dimostrando anche quest’anno di essere la cornice ideale per una manifestazione di questa importanza. Perché Milano insieme al Salone è capace di mettere in luce e dare risalto a tutto il settore, dai giovani talentuosi ai grandi nomi internazionali, dalle start-up innovative alle aziende storiche”.

I numeri parlano chiaro: oltre 200.000 mq di superficie netta espositiva e più di 2.000 espositori (di cui circa 650 i designer del SaloneSatellite),  suddivisi in 3 tipologie stilistiche: Classico, quest’anno in una nuova veste rinnovata, Design, XLux.

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Courtesy Salone del Mobile Milano

Il SaloneSatellite festeggia la sua ventesima edizione, incarnando il luogo d’incontro per giovani designer e creativi portati a rispondere alla domanda “DESIGN is…?” in una nuova veste che possa fungere da cerniera tra il design del passato e quello che questo settore ci riserva per il futuro. Fin dalla sua creazione è stata un banco di prova e di fiducia nelle potenzialità creative degli under 35. Molti dei prototipi presentati nelle 19 edizioni precedenti sono stati messi in produzione e molti dei designer che vi hanno partecipato sono ora nomi importanti del panorama del design. Per celebrare il ventesimo anniversario è stata creata una speciale Collezione SaloneSatellite 20 anni costituita da pezzi progettati appositamente per l’evento dai designer internazionali che hanno esordito in questa manifestazione nel corso della sua storia.

Ci saranno anche due special events legati a Euroluce e Workplace3.0. Il primo è DeLightFuL (che sta per Design, Light, Future e Living), accompagnato da un corto d’autore ispirato al film Il racconto dei racconti di Matteo Garrone. L’altro è A Joyful Sense at Work, incentrato su quattro installazioni che riflettono sull’evoluzione dell’ambiente lavorativo, firmate da quattro architetti internazionali (Studio O+A di Primo Orpilla e Verda Alexander, Ahmadi Studio di Arash Ahmadi, UNStudio di Ben van Berkel e di SCAPE di Jeff Povlo e Studio 5+1AA di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo).

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Courtesy Salone del Mobile Milano
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Courtesy Salone del Mobile Milano

Per il secondo anno consecutivo torna anche Space&Interiors, l’unico evento legato al Salone del Mobile che si terrà nel Brera Design District di Milano.  Lo spazio sarà dedicato alle finiture per l’architettura dove superfici, pavimenti, porte e finiture d’interni saranno presentati in un allestimento a cura dello studio Migliore+Servetto.

Infatti, come ogni anno, nella prima settimana di aprile non  ci saranno solo padiglioni in mostra a Rho: tutta Milano sarà invasa da designer, architetti e curiosi da tutto il mondo con gli eventi del Fuori Salone (di cui vi parlerò più avanti). La città infatti si fa teatro di installazioni temporanee, feste, eventi, inaugurazioni, tutti in nome del design. Con più di mille eventi in 7 giorni, disseminati in tutti i quartieri di Milano, che per l’evento diventano veri e propri Design District, il tessuto urbano cambia veste diventando anch’esso parte integrante della mostra.

Ditta artigianale Oltrarno, caffè e modernariato. 

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50 Sfumature di Caffè Macchiato =)

Diventato senza ombra di dubbio un punto di riferimento per la mia pausa pranzo dal lavoro (quando non mi porto la mia schiscetta, di cui vi parlo qui), questo locale dall’atmosfera retrò è un indirizzo che non può mancare nella lista dei migliori bar di Firenze. Dopo il successo del locale “madre” di Via dei Neri, aperto nel 2014, Francesco Sanapo, proprietario e artigiano del caffè, ha deciso di raddoppiare (anzi triplicare, con Ditta alla Compagnia, di cui vi parlerò più avanti) aprendo in Oltrarno, il quartiere più vivo e, ovviamente, “artigiano” della città.

Ditta artigianale

Come da tradizione nella storia della caffetteria, l’interior design è stato affidato allo studio fiorentino Q-bic, dei fratelli Luca e Marco Baldini, già autori del restyling del bar di Via dei Neri e di numerosi altri locali fra cui il bellissimo La Menagére; il leitmotiv del concept ruota tutto attorno agli anni ’50, dato dai colori caldi del legno e del ferro, dall’arredo di modernariato e dalla carta da parati dalla texture geometrica in perfetto stile vintage. Infatti l’edificio che ospita il locale è un’opera dell’architetto Giovanni Michelucci che progettò il palazzo per residenze e negozi nel 1954, su commissione della società Ina, all’interno del più ampio piano di ricostruzione della città del dopoguerra.

Oltrepassate le vetrate di accesso si entra nella sala bar vera e propria dove dietro un lungo bancone trova posto la grande macchina da espresso Marzocco, dal design vintage, e la collezione di miscele di caffè provenienti da tutto il mondo selezionate dal bar man Francesco Masciullo, di recente proclamato “Miglior barista d’Italia” al Sigep di Rimini. Ma non solo caffè: Ditta Artigianale si è sempre distinto nel panorama fiorentino anche per la fornitissima lista di Gin (che io non bevo, ma i comuni mortali si), con una selezione di oltre 150 etichette provenienti da tutto il mondo fra i quali il Gin Vallombrosa dei monaci di Vallombrosa e il “Peter in Florence” signature gin firmato Ditta Artigianale creato nella lab distillery di Pelago (tra le colline fiorentine).  Sopra al bancone pendono due grandi lampadari in ferro, dalla forma astratta e filiforme (simili a Wireflow di Vibia) che caratterizzano l’ambiente e si sposano perfettamente con i mobili buffet anni ’50 e il pavimento in marmo, creando un mix interessante tra vintage e contemporaneo.

L’ambiente è grande ma accogliente (circa 220 mq di superficie distribuiti fra piano terra e soppalco), contraddistinto dal grande bancone in legno e ferro che corre lungo le vetrate d’ingresso fungendo da lungo tavolo “social” con sgabelli alti foderati in velluto grigio perla. Delle stesse (50) sfumature di grigio è anche il pavimento a mosaico della zona ristorante, in cui tavoli di recupero in ottone e formica bordeaux si accompagnano con sedie foderate con tessuti pied-de-poule bianchi e neri. Al piano terra non mancano zone più intime dove sorseggiare un fumante caffè sulle poltrone São Paulo (Maison du Monde) in velluto verde smeraldo e giallo che danno un frizzante tocco di colore all’ambiente.

Poltroncine Sao Paulo by Maison du Monde

Una scala elicoidale in ferro nero conduce al  piano del soppalco dove in un ambiente più riservato potete sorseggiare un thè, mangiare uno dei mille cupcake (con quella goduriosa crema al burro e chissàcosachecreadipendenza di Vanilla Cake) o connettervi con il vostro computer seduti sulle panche a parete rivestite del morbido velluto grigio di cui vi avevo già parlato poco fa.

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Fiore all’occhiello del locale (come se non bastasse tutto il resto) è anche il menù del ristorante, sempre aggiornato e in linea con la stagionalità dei prodotti. Troviamo il menù del brunch in cui non possono mancare pancakes, uova strapazzate con bacon, toasts di formaggio e salmone affumicato e i francesi croque madame/monsier declinati in più varianti, dal classico al vegetariano passando per il Tex Mex. Ma non solo: per pranzo non mancano i pici al ragù bianco, i tortelli con tartufo, Caesar Salad e hamburgers con patate arrosto artigianali e salsa harissa, per un gusto più internazionale e ovviamente godurioso. Per la cena il menù si arricchisce con piatti a base di pesce e verdure, come il salmone scottato con insalata di cavolo viola e uvetta,  la terrina di acciughe del Mar Cantabrico, l’aringa con mela verde e cipolla o le lasagnette di porri con mandorle tostate. Il bello è che a leggerlo sembra tutto molto buono e radical chic, e in effetti è entrambe le cose, ma soprattutto è molto buono!

Trancio di salmone scottato con insalata di cavolo viola, mela e uvetta
Caesar salad della Ditta
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Toast aperto con gamberi e guacamole
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Toast aperto con salmone e philadelphia
Croque Madame vegetariano
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Vellutata di zucca con crostini, tacchino saltato con funghi e sesamo e riso basmati
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Il fantastico caffè marocchino

Ditta Artigianale Oltrarno è un luogo dalle mille sfaccetture, perfetto per una colazione domenicale o un bruch con le amiche, ma anche per una pausa pomeridiana con la famiglia (bimbi compresi), per un dopo cena con gli amici (anche quelli più caciaroni) o con la dolce metà. Quindi che ci entriate per un buon caffè, per un croccante toast o per un super Negroni, tutto sarà perfetto per accogliervi e rilassarvi (se riuscite ad aprire la porta del bagno al primo colpo vincete anche un caffè gratis. Scherzo).

Non vi resta che provarlo.


Ditta Artigianale Oltrarno

Via dello Sprone, 5 r

Firenze

Schiscia si, ma di design!

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La schiscia (o schiscetta o gavetta o per i più international lunchbox o bento) non è solo il contenitore portavivande che si utilizza per trasportare il pasto già pronto per l’ora del pranzo, è una filosofia di vita.

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La parola “schiscetta”, di origine milanese, indica un portavivande, solitamente in metallo con coperchio, e trasportabile. Si chiamava così perché al suo interno il cibo stava “schiscià” (schiacciato) cioè un po’ pressato per il poco spazio. Conteneva infatti un pranzo completo: pasta, un secondo e un po’ di verdura.

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La schiscetta, ormai da qualche anno mia fedele compagna di pause pranzo, incarna lo stile di vita nomade di ogni giorno. Non ci accontentiamo più dei panini tristi e spesso poco salutari del bar, noi il pranzo ce lo portiamo da casa! E per quanto possa sembrare un’impresa ardua la preparazione in anticipo del pasto per il giorno seguente, con un po’ di organizzazione e di abitudine a fine mese i vantaggi ci sono, per la salute e anche per il portafoglio! Certo non è sempre facile inventare ogni giorno un piatto sano, gustoso e vario, ma con un po’ di forza di volontà, qualche valida ricetta jolly (come queste dei ragazzi di Gnambox o queste dal sito Schisciando) e con il contenitore giusto, la pausa pranzo non sarà più solo un ritaglio di tempo in cui addentare un panino al volo davanti al computer, ma un momento dedicato a noi da godere al 100%.

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Uno dei brand leader nella produzione di lunch box è sicuramente la francese Monbento: dal design allegro e accattivante, le bento box di varie capienze e colori sono in plastica BPA free, adatte al microonde e personalizzabili con molti accessori, dagli scomparti interni alle ciotoline per le salse di varie dimensioni, dai coperchi di ricambio alle posate o alle bacchette, perfette da inserire all’interno. Ma con la tendenza del ritorno alla schiscetta, numerosi marchi si sono dedicati alla creazioni di lunchbox dalle linee essenziali e contemporanee. Così abbiamo la Dabba (letteralmente lunchbox in Hindi) di Yanko Design, le scatoline di Ikea con le posate all’interno, le ciotole porta zuppa con tappo in sughero e cucchiaio a calamita di Black+Blum e ovviamente la tazze da viaggio della famosissima KeepCup. Non c’è che l’imbarazzo della scelta!


 1. Dabba box by Yanko design; 2. MB original color Matcha Monbento; 3. lunchbox con posate Ikea; 4. porta zuppa termico in acciaio inox e tappo di sughero Black + Blum; 5. MB Square per affamati Monbento; 6. tazza da viaggio della linea Spridd Ikea; 7. travel mug in plastica BPA free Keep Cup; 8. lunch pot con cucchiaio e tracolla Black +Blum

Ormai non ci sono più scuse: armatevi di buona volontà e di una schiscetta allegra e bella ed il gioco è fatto!

Sladda, la bici di Ikea che ha vinto il Red Dot Award 2016

inspirationphoto credits: Ikea

Ikea ha lanciato da qualche tempo sul mercato italiano la sua Sladda, la bicicletta unisex con cui il marchio svedese ha conquistato il Red Dot Design Award (uno dei maggiori e più importanti premi del design mondiale, diviso in tre categorie: product design, communication design e design concept) nella categoria “Best of the Best”.

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ikea.com

In molte città la bicicletta è diventata un mezzo fondamentale per la mobilità quotidiana; le persone la usano spesso, dalle prime luci dell’alba per andare a lavoro fino a notte fonda. E non solo i giovani, intere famiglie si affidano in sempre più città d’Europa a questo mezzo ecologico, facile da usare e versatile per la loro vita quotidiana. Il colosso svedese, sempre attento alle tematiche sociali e alle problematiche ambientali, in un paese che è ai primi posti della classifica dei paesi europei più Bike-friendly, non poteva non lanciare sul mercato una propria versione del mezzo a due ruote, in perfetto stile Ikea.

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ikea.com

Una bicicletta dal design “democratico” ed essenziale, neutra per poter adattarsi a tutti i tipi di utente, dalla facile manutenzione e semplice da guidare. Pensata sia per l’uso in città che per lo sport e il tempo libero, ha un telaio in alluminio con vernice a polvere antigraffio, cambio automatico a due marce, freno posteriore a contropedale e cinghia di trasmissione antiruggine (più pratica rispetto alla normale catena).

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Schizzi progettuali Veryday

Il tocco di Ikea c’è e si vede: è possibile infatti personalizzare la propria bicicletta utilizzando i tanti accessori disponibili come il portapacchi anteriore e posteriore, in alluminio e bambù, il rimorchio per trasporti “eccezionali” (dotato di bandierina dal mood allegramente scandinavo), le borse in tessuto resistente all’acqua, i caschi di varie taglie e le pompette.

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ikea.com

Sviluppata in collaborazione con lo studio svedese Veryday (Jan Puranen, Oskar Juhlin, Kristian Eke ed Emelie Hedén Edlund) SLADDA pur non avendo un prezzo super accessibile (499 € per i soci Ikea Family, 699 € per tutti, più gli accessori venduti singolarmente), come molti dei mobili Ikea, ha una garanzia di ben 25 anni e anche grazie alla modulabilità e alla personalizzazione può essere un valido aiuto nella vita di tutti i giorni per tutti coloro che all’automobile preferiscono un mezzo pratico, versatile ma soprattutto ecologico!

Le coccole del S.forno

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Esistono pochi posti in cui ci si possa sentire meglio che in casa propria, ma quei pochi sono speciali. Uno di questi è il S.forno. Sarà il tepore che si percepisce appena varcata la soglia, sarà quell’aroma di pane appena sfornato misto al profumo di burro e vaniglia dei dolci in cottura che ci accoglie dandoci il benvenuto, sarà l’atmosfera di convivialità che vi si respira, ma questo forno ha “quel non so che” che vi farà innamorare.

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Nato dalla sapienza enogastronomica dei soci de Il Santo Bevitorequesto forno-bistrot è una chicca dell’Oltrarno, in cui si possono trovare, disposti in scaffalature di legno, oltre alle prelibatezze sfornate da Leonardo e Milena, moltissimi prodotti bio a km 0, tipici della regione, ma anche eccellenze della gastronomia italiana, come i pelati S. Marzano, i succhi di mela del Trentino, la pasta Martelli, le conserve di Mariangela Prunotto. In quella Firenze che a volte sa essere troppo turistica a scapito della qualità, nelle viuzze e nelle piazze di questo quartiere si sta assistendo a una riscoperta dell’artigianalità, con attenzione ai prodotti locali e alla genuinità delle materie prime usate.

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Nel fondo di uno storico forno di quartiere (con alle spalle ben 150 anni di attività!), l’architetto Saverio Innocenti, autore già del restyling di numerosi bar-ristoranti nel capoluogo toscano e non solo, ha creato uno spazio che unisce il calore della tradizione ad un pizzico di contemporaneità, a metà fra il forno tradizionale e il bistrot alla francese. Qui infatti il pavimento in cotto grezzo e le volte dall’intonaco “sbucciato” sono quelle originali del vecchio forno, così come l’insegna che porta il sapore delle cose del passato. Tutti i mobili e gli arredi sono vintage, hanno una lunga storia alle spalle, una storia di arti e mestieri, che l’antiquario Luca Rafanelli della vicina Via dei Serragli ha saputo tramandare fino ai nostri giorni: il banco da macellaio, il tavolo ottagonale con i suoi cassettini di un orafo, un segna-presenze di un convento, le librerie e gli sgabelli con la loro bellissima patina data dal tempo.

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All’interno ci accoglie il bellissimo tavolo da macellaio  in legno, di quelli che hanno visto passare la storia, su cui trovano posto i salumi e i pecorini e un bancone con splendide vetrine dietro alle quali focacce, torte di ogni tipo, muffins, e molto altro strizzano l’occhio anche ai più salutisti. Il grande protagonista è ovviamente il pane dal più classico toscano a quelli a pasta madre a lunga lievitazione o ai cereali; ma non solo, schiacciate toscane, cecine, pizze e pani e dolci stagionali come la schiacciate con l’uva e alla fiorentina, pan di ramerino, cenci di Carnevale e frittelle di riso. Moltissime anche le proposte per la colazione e il pranzo: dal tradizionale pane e marmellata a plum cake e crostate frangipane, da panini con salumi tipici a quiches di verdure e crostoni fumanti, ce n’è per tutti i gusti.

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Un segna-presenze proveniente da un convento

Ogni dettaglio al S.forno è curato nei minimi particolari, dalle lampade che illuminano i tavolini, agli sgabelli scortecciati dal tempo, dalla lavagna di scuola su cui ogni giorno i fornai scrivono le specialità servite per la colazione e il pranzo, ai quadri appesi alle pareti, dai tavolini in ferro ai fiori sempre freschi nelle bottiglie di vetro.

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Per me andare dal S.forno è sempre una piccola coccola, un modo per farmi un regalo e assaggiare i deliziosi prodotti, sempre diversi e sempre buonissimi, che questo storico forno sa offrire, reinventato e rinnovato senza aver perso la sua vera essenza.


S.forno, panificio

Via di Santa Monaca 3/r

Firenze