Fuorisalone 2017: mini guida agli eventi

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Nel mio ultimo post vi avevo parlato degli eventi legati al Salone del Mobile di Milano. Ma non sarebbe Milano Design Week senza gli eventi del Fuorisalone.

Il Fuorisalone è l’anima festaiola e frizzante del Salone, un appuntamento da non perdere per designer, professionisti del settore, creativi e curiosi per immergersi in tutti gli eventi che la città offre per un’intera settimana, tutti dedicati al mondo del design e dell’arredo: Milano si fa teatro di installazioni temporanee, feste, eventi, inaugurazioni, tutti in nome del design a 360 gradi. Con più di mille eventi in 7 giorni, disseminati in tutti i quartieri della città, che per l’evento diventano veri e propri Design District, il tessuto urbano cambia veste diventando anch’esso parte integrante della mostra.

Nato spontaneamente nei primi anni ’80, dall’idea di aziende di design industriale e di arredamento, é stato pensato come un evento satellite distaccato dal canale ufficiale del polo fieristico di Rho. Col passare degli anni ha ampliato il suo raggio di azione andando ad assorbire settori diversi da quello del design in senso stretto ma che ormai sono diventati parte integrante del mondo della creatività e del social, come quello dell’ arte, della moda e del food.

Cerchiamo insieme di orientarci nella miriade di eventi di questo Fuorisalone 2017 passando in rassegna i progetti che ci aspettano nelle varie location disseminate per la città.

Brera Design District 

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Courtesy of Brera Design District &Studiolabo

Brera Design District, alla sua ottava edizione, ospita un fitto calendario di eventi e propone un format che comprende premi, incontri, progetti speciali e iniziative culturali. Il tema di quest’anno è Progettare è un gioco, giocare un progetto. Da qui nasce Il gioco dell’Oca ispirato al pensiero di Bruno Munari: la mappa del quartiere e degli eventi si trasforma nel celebre gioco da tavolo reinterpretato dall’illustratore Stefano Marra.

«Bisognerebbe fare anche alcuni giocattoli didattici per adulti, per rimuovere dei preconcetti, per far fare ginnastica alla mente, per liberare energie nascoste»

“Da cosa nasce cosa” – Bruno Munari

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Courtesy of Brera Design District & Studiolabo

Tortona

Da non perdere il focus sui materiali innovativi al Materials Village. Un occhio di riguardo per gli eventi al BASE Milano, un progetto d’innovazione e contaminazione culturale tra arte, creatività, impresa e tecnologia. Circa 6.000 mq di coworking, laboratori, esposizioni, spettacoli: un calendario fitto di incontri, workshop, mostre, performance, tra Via Bergognone e Via Tortona nello stabilimento ex Ansaldo.

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Coworking BASE Milano

Ventura

Ventura Centrale, organizzato da Ventura Projects, si propone invece di intervenire per la prima volta sulla Stazione Centrale di Milano: gli eventi quest’anno raddoppiano con la riapertura dei Magazzini Raccordati, in Via Ferrante Aporti, che saranno dedicati interamente a installazioni di brand internazionali per un dialogo aperto con il pubblico. Sempre a Ventura centrale il designer inglese Lee Bronn torna al Fuorisalone per festeggiare i 10 anni di attività con una giostra-installazione.

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Courtesy Ikea
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OfficinaVentura14

Da non perdere IKEA FESTIVAL alla OfficinaVentura14 dal nome“Let’s make room for life” in cui il brand svedese si concentrerà sul soggiorno, il cuore della vita quotidiana. Un luogo dove passare il tempo con la famiglia, accogliere gli amici, festeggiare le occasioni speciali e concentrarsi su quello che realmente conta nella vita. Attraverso workshop, installazioni, interviste, musica, creazioni di prototipi ed eventi live, il festival condividerà la curiosità di IKEA su come adattare la casa al modo in cui si vuole vivere.

Nel quartiere di Ventura Lambrate potrete scoprire i nuovi nomi del design scandinavo e le ricerche delle accademie più prestigiose. Sicuramente merita una visita!

Isola Design District 

Novità assoluta del prossimo Fuorisalone è il debutto di un nuovo distretto del design all’ombra del Bosco Verticale, nel quartiere Isola, che punta su makers e artigiani. Da Frida (Via A.Pollaiuolo 3) arriva il design autoprodotto dell’associazione fiorentina Source e in Via Pastrengo il Milan Design Market alla sua seconda edizione.

Altri quartieri

Nel quartiere di San Babila, la zona degli showroom. Da non perdere l’allestimento di COS x Studio Swine al Cinema Arti e Tom Dixon per IKEA al Teatro Manzoni con la piattaforma open source Delaktig sul tema della iper personalizzazione dei mobili.

Originale la proposta di Design Hostel  nella zona di Bovisa, nel distretto industriale della città sede anche della Scuola di Design del Politecnico di Milano, e dell’incubatore di maggior successo italiano Polihub: intorno alla provocazione di Davide Crippa di Ghigos Ideas si costruisce un progetto che ragiona sul tema dell’ospitalità all’interno di una fabbrica del primi del ‘900, che sarà aperta dal 1 all’11 aprile agli attori che “pensano e fanno” il design. “A letto con il DESIGN” è una proposta originale nel panorama degli eventi che si svolgono in città . Il progetto cerca di avvicinare al design mostrandone il “dietro le quinte”, facendo letteralmente entrare nella vita dei progetti e delle persone che li pensano e realizzano. E’ uno spazio che si dispiega come un ostello, una casa temporanea o una “fabbrica abitabile”, che ibrida e reinventa tutte queste tipologie insieme.

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Design Hostel
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Design Hostel

Quindi non ci resta che attendere il 4 aprile per l’apertura del Salone e di tutti gli eventi del Fuorisalone! Io non vedo l’ora!

Milano Design Week 2017

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Fra meno di un mese, come ogni anno, torna la 56a edizione del Salone del Mobile che si terrà a Milano dal 4 al 9 aprile 2017. La città meneghina si conferma la vetrina d’eccellenza della qualità e dell’innovazione nel campo del design, dell’arredamento, del light design e non solo: la capitale del design a livello internazionale.

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Courtesy Salone del Mobile. Milano 

Saranno in tutto cinque le manifestazioni che si terranno in contemporanea nella sede Fiera Milano a Rho: oltre al già citato Salone del Mobile, il Salone Internazionale del Complemento d’Arredo,  le biennali Euroluce, una vetrina a 360° sul mondo dell’illuminazione e dell’illuminotecnica, Workplace 3.0, dedicato alla progettazione degli spazi di lavoro, ed infine il SaloneSatellite.

Il Salone del Mobile si riconferma un evento importante per l’Italia  grazie alla sua capacità di attrarre nel capoluogo lombardo visitatori, designer, buyer, giornalisti da tutto il mondo, segno distintivo che negli anni ha portato Milano a diventare la capitale dell’arredo e della cultura del progetto con oltre 300.000 visitatori da più di 165 Paesi e la presenza di più di 5.000 giornalisti da tutto il mondo.

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Courtesy Salone del Mobile. Milano

“Il Design è uno stato a sé. E Milano è la sua capitale”

 Lo slogan della campagna di comunicazione italiana vuole confermarne appunto questo ruolo di città cantiere di nuove tendenze nel campo dell’interior design e dell’arredo in genere.

Milano si farà trovare pronta e sempre più all’altezza di questo straordinario appuntamento internazionale –  ha dichiarato alla conferenza stampa il Sindaco di Milano Giuseppe Sala – che ogni anno porta in città tantissime persone da tutto il mondo. Il Salone del Mobile è sempre stato un banco di prova per la nostra città, che va fiera di essere considerata la capitale del design e che vuole mantenere saldo questo primato, dimostrando anche quest’anno di essere la cornice ideale per una manifestazione di questa importanza. Perché Milano insieme al Salone è capace di mettere in luce e dare risalto a tutto il settore, dai giovani talentuosi ai grandi nomi internazionali, dalle start-up innovative alle aziende storiche”.

I numeri parlano chiaro: oltre 200.000 mq di superficie netta espositiva e più di 2.000 espositori (di cui circa 650 i designer del SaloneSatellite),  suddivisi in 3 tipologie stilistiche: Classico, quest’anno in una nuova veste rinnovata, Design, XLux.

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Courtesy Salone del Mobile Milano

Il SaloneSatellite festeggia la sua ventesima edizione, incarnando il luogo d’incontro per giovani designer e creativi portati a rispondere alla domanda “DESIGN is…?” in una nuova veste che possa fungere da cerniera tra il design del passato e quello che questo settore ci riserva per il futuro. Fin dalla sua creazione è stata un banco di prova e di fiducia nelle potenzialità creative degli under 35. Molti dei prototipi presentati nelle 19 edizioni precedenti sono stati messi in produzione e molti dei designer che vi hanno partecipato sono ora nomi importanti del panorama del design. Per celebrare il ventesimo anniversario è stata creata una speciale Collezione SaloneSatellite 20 anni costituita da pezzi progettati appositamente per l’evento dai designer internazionali che hanno esordito in questa manifestazione nel corso della sua storia.

Ci saranno anche due special events legati a Euroluce e Workplace3.0. Il primo è DeLightFuL (che sta per Design, Light, Future e Living), accompagnato da un corto d’autore ispirato al film Il racconto dei racconti di Matteo Garrone. L’altro è A Joyful Sense at Work, incentrato su quattro installazioni che riflettono sull’evoluzione dell’ambiente lavorativo, firmate da quattro architetti internazionali (Studio O+A di Primo Orpilla e Verda Alexander, Ahmadi Studio di Arash Ahmadi, UNStudio di Ben van Berkel e di SCAPE di Jeff Povlo e Studio 5+1AA di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo).

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Courtesy Salone del Mobile Milano
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Courtesy Salone del Mobile Milano

Per il secondo anno consecutivo torna anche Space&Interiors, l’unico evento legato al Salone del Mobile che si terrà nel Brera Design District di Milano.  Lo spazio sarà dedicato alle finiture per l’architettura dove superfici, pavimenti, porte e finiture d’interni saranno presentati in un allestimento a cura dello studio Migliore+Servetto.

Infatti, come ogni anno, nella prima settimana di aprile non  ci saranno solo padiglioni in mostra a Rho: tutta Milano sarà invasa da designer, architetti e curiosi da tutto il mondo con gli eventi del Fuori Salone (di cui vi parlerò più avanti). La città infatti si fa teatro di installazioni temporanee, feste, eventi, inaugurazioni, tutti in nome del design. Con più di mille eventi in 7 giorni, disseminati in tutti i quartieri di Milano, che per l’evento diventano veri e propri Design District, il tessuto urbano cambia veste diventando anch’esso parte integrante della mostra.

Ditta artigianale Oltrarno, caffè e modernariato. 

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50 Sfumature di Caffè Macchiato =)

Diventato senza ombra di dubbio un punto di riferimento per la mia pausa pranzo dal lavoro (quando non mi porto la mia schiscetta, di cui vi parlo qui), questo locale dall’atmosfera retrò è un indirizzo che non può mancare nella lista dei migliori bar di Firenze. Dopo il successo del locale “madre” di Via dei Neri, aperto nel 2014, Francesco Sanapo, proprietario e artigiano del caffè, ha deciso di raddoppiare (anzi triplicare, con Ditta alla Compagnia, di cui vi parlerò più avanti) aprendo in Oltrarno, il quartiere più vivo e, ovviamente, “artigiano” della città.

Ditta artigianale

Come da tradizione nella storia della caffetteria, l’interior design è stato affidato allo studio fiorentino Q-bic, dei fratelli Luca e Marco Baldini, già autori del restyling del bar di Via dei Neri e di numerosi altri locali fra cui il bellissimo La Menagére; il leitmotiv del concept ruota tutto attorno agli anni ’50, dato dai colori caldi del legno e del ferro, dall’arredo di modernariato e dalla carta da parati dalla texture geometrica in perfetto stile vintage. Infatti l’edificio che ospita il locale è un’opera dell’architetto Giovanni Michelucci che progettò il palazzo per residenze e negozi nel 1954, su commissione della società Ina, all’interno del più ampio piano di ricostruzione della città del dopoguerra.

Oltrepassate le vetrate di accesso si entra nella sala bar vera e propria dove dietro un lungo bancone trova posto la grande macchina da espresso Marzocco, dal design vintage, e la collezione di miscele di caffè provenienti da tutto il mondo selezionate dal bar man Francesco Masciullo, di recente proclamato “Miglior barista d’Italia” al Sigep di Rimini. Ma non solo caffè: Ditta Artigianale si è sempre distinto nel panorama fiorentino anche per la fornitissima lista di Gin (che io non bevo, ma i comuni mortali si), con una selezione di oltre 150 etichette provenienti da tutto il mondo fra i quali il Gin Vallombrosa dei monaci di Vallombrosa e il “Peter in Florence” signature gin firmato Ditta Artigianale creato nella lab distillery di Pelago (tra le colline fiorentine).  Sopra al bancone pendono due grandi lampadari in ferro, dalla forma astratta e filiforme (simili a Wireflow di Vibia) che caratterizzano l’ambiente e si sposano perfettamente con i mobili buffet anni ’50 e il pavimento in marmo, creando un mix interessante tra vintage e contemporaneo.

L’ambiente è grande ma accogliente (circa 220 mq di superficie distribuiti fra piano terra e soppalco), contraddistinto dal grande bancone in legno e ferro che corre lungo le vetrate d’ingresso fungendo da lungo tavolo “social” con sgabelli alti foderati in velluto grigio perla. Delle stesse (50) sfumature di grigio è anche il pavimento a mosaico della zona ristorante, in cui tavoli di recupero in ottone e formica bordeaux si accompagnano con sedie foderate con tessuti pied-de-poule bianchi e neri. Al piano terra non mancano zone più intime dove sorseggiare un fumante caffè sulle poltrone São Paulo (Maison du Monde) in velluto verde smeraldo e giallo che danno un frizzante tocco di colore all’ambiente.

Poltroncine Sao Paulo by Maison du Monde

Una scala elicoidale in ferro nero conduce al  piano del soppalco dove in un ambiente più riservato potete sorseggiare un thè, mangiare uno dei mille cupcake (con quella goduriosa crema al burro e chissàcosachecreadipendenza di Vanilla Cake) o connettervi con il vostro computer seduti sulle panche a parete rivestite del morbido velluto grigio di cui vi avevo già parlato poco fa.

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Fiore all’occhiello del locale (come se non bastasse tutto il resto) è anche il menù del ristorante, sempre aggiornato e in linea con la stagionalità dei prodotti. Troviamo il menù del brunch in cui non possono mancare pancakes, uova strapazzate con bacon, toasts di formaggio e salmone affumicato e i francesi croque madame/monsier declinati in più varianti, dal classico al vegetariano passando per il Tex Mex. Ma non solo: per pranzo non mancano i pici al ragù bianco, i tortelli con tartufo, Caesar Salad e hamburgers con patate arrosto artigianali e salsa harissa, per un gusto più internazionale e ovviamente godurioso. Per la cena il menù si arricchisce con piatti a base di pesce e verdure, come il salmone scottato con insalata di cavolo viola e uvetta,  la terrina di acciughe del Mar Cantabrico, l’aringa con mela verde e cipolla o le lasagnette di porri con mandorle tostate. Il bello è che a leggerlo sembra tutto molto buono e radical chic, e in effetti è entrambe le cose, ma soprattutto è molto buono!

Trancio di salmone scottato con insalata di cavolo viola, mela e uvetta
Caesar salad della Ditta
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Toast aperto con gamberi e guacamole
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Toast aperto con salmone e philadelphia
Croque Madame vegetariano
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Vellutata di zucca con crostini, tacchino saltato con funghi e sesamo e riso basmati
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Il fantastico caffè marocchino

Ditta Artigianale Oltrarno è un luogo dalle mille sfaccetture, perfetto per una colazione domenicale o un bruch con le amiche, ma anche per una pausa pomeridiana con la famiglia (bimbi compresi), per un dopo cena con gli amici (anche quelli più caciaroni) o con la dolce metà. Quindi che ci entriate per un buon caffè, per un croccante toast o per un super Negroni, tutto sarà perfetto per accogliervi e rilassarvi (se riuscite ad aprire la porta del bagno al primo colpo vincete anche un caffè gratis. Scherzo).

Non vi resta che provarlo.


Ditta Artigianale Oltrarno

Via dello Sprone, 5 r

Firenze

Schiscia si, ma di design!

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La schiscia (o schiscetta o gavetta o per i più international lunchbox o bento) non è solo il contenitore portavivande che si utilizza per trasportare il pasto già pronto per l’ora del pranzo, è una filosofia di vita.

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La parola “schiscetta”, di origine milanese, indica un portavivande, solitamente in metallo con coperchio, e trasportabile. Si chiamava così perché al suo interno il cibo stava “schiscià” (schiacciato) cioè un po’ pressato per il poco spazio. Conteneva infatti un pranzo completo: pasta, un secondo e un po’ di verdura.

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La schiscetta, ormai da qualche anno mia fedele compagna di pause pranzo, incarna lo stile di vita nomade di ogni giorno. Non ci accontentiamo più dei panini tristi e spesso poco salutari del bar, noi il pranzo ce lo portiamo da casa! E per quanto possa sembrare un’impresa ardua la preparazione in anticipo del pasto per il giorno seguente, con un po’ di organizzazione e di abitudine a fine mese i vantaggi ci sono, per la salute e anche per il portafoglio! Certo non è sempre facile inventare ogni giorno un piatto sano, gustoso e vario, ma con un po’ di forza di volontà, qualche valida ricetta jolly (come queste dei ragazzi di Gnambox o queste dal sito Schisciando) e con il contenitore giusto, la pausa pranzo non sarà più solo un ritaglio di tempo in cui addentare un panino al volo davanti al computer, ma un momento dedicato a noi da godere al 100%.

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Uno dei brand leader nella produzione di lunch box è sicuramente la francese Monbento: dal design allegro e accattivante, le bento box di varie capienze e colori sono in plastica BPA free, adatte al microonde e personalizzabili con molti accessori, dagli scomparti interni alle ciotoline per le salse di varie dimensioni, dai coperchi di ricambio alle posate o alle bacchette, perfette da inserire all’interno. Ma con la tendenza del ritorno alla schiscetta, numerosi marchi si sono dedicati alla creazioni di lunchbox dalle linee essenziali e contemporanee. Così abbiamo la Dabba (letteralmente lunchbox in Hindi) di Yanko Design, le scatoline di Ikea con le posate all’interno, le ciotole porta zuppa con tappo in sughero e cucchiaio a calamita di Black+Blum e ovviamente la tazze da viaggio della famosissima KeepCup. Non c’è che l’imbarazzo della scelta!


 1. Dabba box by Yanko design; 2. MB original color Matcha Monbento; 3. lunchbox con posate Ikea; 4. porta zuppa termico in acciaio inox e tappo di sughero Black + Blum; 5. MB Square per affamati Monbento; 6. tazza da viaggio della linea Spridd Ikea; 7. travel mug in plastica BPA free Keep Cup; 8. lunch pot con cucchiaio e tracolla Black +Blum

Ormai non ci sono più scuse: armatevi di buona volontà e di una schiscetta allegra e bella ed il gioco è fatto!

Sladda, la bici di Ikea che ha vinto il Red Dot Award 2016

inspirationphoto credits: Ikea

Ikea ha lanciato da qualche tempo sul mercato italiano la sua Sladda, la bicicletta unisex con cui il marchio svedese ha conquistato il Red Dot Design Award (uno dei maggiori e più importanti premi del design mondiale, diviso in tre categorie: product design, communication design e design concept) nella categoria “Best of the Best”.

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ikea.com

In molte città la bicicletta è diventata un mezzo fondamentale per la mobilità quotidiana; le persone la usano spesso, dalle prime luci dell’alba per andare a lavoro fino a notte fonda. E non solo i giovani, intere famiglie si affidano in sempre più città d’Europa a questo mezzo ecologico, facile da usare e versatile per la loro vita quotidiana. Il colosso svedese, sempre attento alle tematiche sociali e alle problematiche ambientali, in un paese che è ai primi posti della classifica dei paesi europei più Bike-friendly, non poteva non lanciare sul mercato una propria versione del mezzo a due ruote, in perfetto stile Ikea.

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ikea.com

Una bicicletta dal design “democratico” ed essenziale, neutra per poter adattarsi a tutti i tipi di utente, dalla facile manutenzione e semplice da guidare. Pensata sia per l’uso in città che per lo sport e il tempo libero, ha un telaio in alluminio con vernice a polvere antigraffio, cambio automatico a due marce, freno posteriore a contropedale e cinghia di trasmissione antiruggine (più pratica rispetto alla normale catena).

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Schizzi progettuali Veryday

Il tocco di Ikea c’è e si vede: è possibile infatti personalizzare la propria bicicletta utilizzando i tanti accessori disponibili come il portapacchi anteriore e posteriore, in alluminio e bambù, il rimorchio per trasporti “eccezionali” (dotato di bandierina dal mood allegramente scandinavo), le borse in tessuto resistente all’acqua, i caschi di varie taglie e le pompette.

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ikea.com

Sviluppata in collaborazione con lo studio svedese Veryday (Jan Puranen, Oskar Juhlin, Kristian Eke ed Emelie Hedén Edlund) SLADDA pur non avendo un prezzo super accessibile (499 € per i soci Ikea Family, 699 € per tutti, più gli accessori venduti singolarmente), come molti dei mobili Ikea, ha una garanzia di ben 25 anni e anche grazie alla modulabilità e alla personalizzazione può essere un valido aiuto nella vita di tutti i giorni per tutti coloro che all’automobile preferiscono un mezzo pratico, versatile ma soprattutto ecologico!

Le coccole del S.forno

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Esistono pochi posti in cui ci si possa sentire meglio che in casa propria, ma quei pochi sono speciali. Uno di questi è il S.forno. Sarà il tepore che si percepisce appena varcata la soglia, sarà quell’aroma di pane appena sfornato misto al profumo di burro e vaniglia dei dolci in cottura che ci accoglie dandoci il benvenuto, sarà l’atmosfera di convivialità che vi si respira, ma questo forno ha “quel non so che” che vi farà innamorare.

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Nato dalla sapienza enogastronomica dei soci de Il Santo Bevitorequesto forno-bistrot è una chicca dell’Oltrarno, in cui si possono trovare, disposti in scaffalature di legno, oltre alle prelibatezze sfornate da Leonardo e Milena, moltissimi prodotti bio a km 0, tipici della regione, ma anche eccellenze della gastronomia italiana, come i pelati S. Marzano, i succhi di mela del Trentino, la pasta Martelli, le conserve di Mariangela Prunotto. In quella Firenze che a volte sa essere troppo turistica a scapito della qualità, nelle viuzze e nelle piazze di questo quartiere si sta assistendo a una riscoperta dell’artigianalità, con attenzione ai prodotti locali e alla genuinità delle materie prime usate.

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Nel fondo di uno storico forno di quartiere (con alle spalle ben 150 anni di attività!), l’architetto Saverio Innocenti, autore già del restyling di numerosi bar-ristoranti nel capoluogo toscano e non solo, ha creato uno spazio che unisce il calore della tradizione ad un pizzico di contemporaneità, a metà fra il forno tradizionale e il bistrot alla francese. Qui infatti il pavimento in cotto grezzo e le volte dall’intonaco “sbucciato” sono quelle originali del vecchio forno, così come l’insegna che porta il sapore delle cose del passato. Tutti i mobili e gli arredi sono vintage, hanno una lunga storia alle spalle, una storia di arti e mestieri, che l’antiquario Luca Rafanelli della vicina Via dei Serragli ha saputo tramandare fino ai nostri giorni: il banco da macellaio, il tavolo ottagonale con i suoi cassettini di un orafo, un segna-presenze di un convento, le librerie e gli sgabelli con la loro bellissima patina data dal tempo.

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All’interno ci accoglie il bellissimo tavolo da macellaio  in legno, di quelli che hanno visto passare la storia, su cui trovano posto i salumi e i pecorini e un bancone con splendide vetrine dietro alle quali focacce, torte di ogni tipo, muffins, e molto altro strizzano l’occhio anche ai più salutisti. Il grande protagonista è ovviamente il pane dal più classico toscano a quelli a pasta madre a lunga lievitazione o ai cereali; ma non solo, schiacciate toscane, cecine, pizze e pani e dolci stagionali come la schiacciate con l’uva e alla fiorentina, pan di ramerino, cenci di Carnevale e frittelle di riso. Moltissime anche le proposte per la colazione e il pranzo: dal tradizionale pane e marmellata a plum cake e crostate frangipane, da panini con salumi tipici a quiches di verdure e crostoni fumanti, ce n’è per tutti i gusti.

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Un segna-presenze proveniente da un convento

Ogni dettaglio al S.forno è curato nei minimi particolari, dalle lampade che illuminano i tavolini, agli sgabelli scortecciati dal tempo, dalla lavagna di scuola su cui ogni giorno i fornai scrivono le specialità servite per la colazione e il pranzo, ai quadri appesi alle pareti, dai tavolini in ferro ai fiori sempre freschi nelle bottiglie di vetro.

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Per me andare dal S.forno è sempre una piccola coccola, un modo per farmi un regalo e assaggiare i deliziosi prodotti, sempre diversi e sempre buonissimi, che questo storico forno sa offrire, reinventato e rinnovato senza aver perso la sua vera essenza.


S.forno, panificio

Via di Santa Monaca 3/r

Firenze

Office mania!

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Dopo le vacanze natalizie, questa è la settimana del rientro a lavoro più o meno per tutti, anche per i più vacanzieri. Ed è bello e quasi catartico iniziare l’anno nuovo facendo pulizia in ufficio, ordinando i fascicoli, riponendo matite, spillatrici e accessori vari al loro posto e perché no acquistando nuove agende e i tanto amati e utili weekly planner, indispensabili per organizzare i nostri impegni settimanali, dal lavoro al tempo libero.

Lasciamoci ispirare dalle numerose proposte per il nuovo anno in tema ufficio e organizzazione!

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Inuk home

Agende, taccuini, quaderni, organizer di vario tipo, squadre e righelli, post-it e segna libri, tutto il necessario all’ufficio quest’anno si tinge di colori pastello e assume le forme più disparate, come i righelli colorati in legno e i post-it a cerchio in plastica resistente dell’azienda danese Hay o i weekly planner ad effetto marmo della spagnola Inuk home.

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Inuk home

Ma non solo, sono sempre più di moda (e sempre più utili all’ambiente!) le tazze take away in plastica BPA free di Keep Cup o quelle in ceramica con citazioni simpatiche di Mr Wonderful per un coffee break in ufficio allegro, colorato ma soprattutto ecologico!

 

 

1. weekly planner effetto marmo Inuk home; 2. tris di quaderni Hay; 3. agenda 2017 Mr Wonderful; 4. righelli e squadrette in legno colorato Hay; 5. tazza take away in ceramica MrWonderful; 6. post-it in plastica Hay; 7. set di 3 porta oggetti in legno decorato House doctor su buru-buru ; 8. travel mug in plastica BPA free Keep Cup; 9. weekly planner Mr Wonderful

 

 

Geometric & matte

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Il periodo delle feste è giunto al termine, ci accingiamo a togliere gli addobbi natalizi e a metterli da parte almeno fino al prossimo anno. È sicuramente un momento molto triste dover riporre le decorazioni e le luci che tanto hanno riscaldato l’atmosfera in questi giorni di festa, ma con l’avvento del nuovo anno possiamo invece cogliere l’occasione per rinnovare un po’ le nostre case con quel tocco di novità che non guasta mai.

La tendenza di abbinare vasi in ceramica dalla finitura matte e dai colori caldi come la terra bruciata, il beige e il panna con metalli dai riflessi rosati come il rame, l’ottone e il bronzo (di cui vi avevo parlato in un post di qualche settimana fa) quest’anno si fa sempre più vedere.

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Ferm living

Dai una ventata di rinnovamento alla tua casa abbinando vasi e stampe  dalle linee spigolose e geometriche con tocchi di rosa cipria e colori pastello. Mixa materiali, forme e strutture e accosta la ceramica dalla texture grezza ai riflessi lucidi dei metalli per un tocco personalizzato.

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Queste atmosfere che uniscono colori morbidi come il rosa alla palette dei terra bruciata e dei grigi dai sottotoni caldi, ricordano  gli interni e lo stile anni ’70. 

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Maison du Monde

Ma non è solo una moda passeggera, aziende come le danesi Hay e Ferm Living hanno fatto dei colori pastello e delle texture ruvide e geometriche degli accessori il loro marchio di fabbrica.


1. vasi geometrici h&m; 2. portacandela Maison du Monde; 3. tavolo basso in metallo ramato Maison du Monde; 4. piatto con decorazioni geometriche metallizzate h&m; 5. vassoio Kaleido in acciaio dipinto a polvere Hay; 6. cuscino rosa cipria h&m; 7. macinaspezie in plastica effetto matte Cos x Hay; 8. vaso in ceramica dipinto a mano Maison du Monde; 9. vaso-scultura in ceramica grezza Ferm Living

Koto Ramen, un pizzico di Giappone a Firenze

foode-designCome prima coccola del nuovo anno ho deciso di concedermi un bel pranzetto da Koto Ramen, una delle ultime mie scoperte nel panorama etnico fiorentino. Aperto ormai da quasi un anno, entrare in questo locale è una vera esperienza.  Per chi di voi ancora non lo conoscesse il ramen è un piatto della tradizione popolare cinese, assorbito e reinterpretato dalla cultura giapponese, che lo ha fatto proprio. E’ così diffuso in Giappone che ogni località dell’arcipelago ne ha una propria variante. In sostanza è un piatto a base di tagliatelle di frumento servite in brodo di carne o pesce, spesso insaporito con salsa di soia o miso e accompagnato con carne, alghe, cipollotti e verdure varie. 


E’ un cibo dall’aspetto povero, apparentemente semplice da realizzare ma che in realtà, come la maggior parte dei piatti della tradizione giapponese, richiede il rispetto rigoroso delle fasi di preparazione e l’utilizzo di ingredienti precisi, quasi un concentrato di filosofia Zen, come il design minimalista del locale. 

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photo credits: Koto ramen

Gestito da quattro giovani ragazzi dal background eterogeneo, provenienti dai quattro angoli del globo, il concept del locale rispecchia la filosofia che sta alla base del piatto di cui porta il nome: minimale e contemporaneo, tutto è lasciato a vista, come gli ingredienti che vengono disposti accuratamente nelle ciotole piene di brodo e tagliolini.

All’interno ci accoglie una cucina a vista, in cui lo chef giapponese Shoji e il suo staff fanno uscire scodelle fumanti piene di ogni ben di Dio; all’ingresso le pareti bianche incorniciano il bancone sopra il quale, su quattro pannelli retroilluminati, sono dipinti gli ideogrammi ラーメン che formano la parola ramen. Alla nostra destra troviamo un lungo tavolo alto con sgabelli in metallo nero (simili ai Tolix), dedicato ai più “social” che amano condividere il bancone con altri o per chi desidera consumare un pasto velocemente. Sopra di esso è collocata una grande lavagna, come quelle che si vedevano nelle scuole qualche anno fa, dove appaiono scritte le istruzioni meticolose per gustare al meglio il ramen. La stanza è delicatamente illuminata da una lampada a bulbo, una delle tante disseminate per tutto il locale, che pende dal soffitto in legno e da all’ambiente un tocco industriale.

Lo stesso mood industriale è dato da una parete in cui la muratura è lasciata a vista, coperta semplicemente da un velo di bianco che lascia intravedere i mattoni e separa l’ingresso dalla sala vera e propria. Qui sono collocati i tavoli quadrati in legno chiaro e ferro su cui immancabilmente sono posati i bastoncini di bambù, riuniti insieme in un unico fascio quasi a formare una scultura in legno che ricorda il gioco del Mikado. Spogliato del controsoffitto è anche il solaio a travi lignee, lasciato a vista e sbiancato, da cui pendono, come stelle cadenti, le lampade a bulbo, segno di riconoscimento del locale.

Il concept del ristorante ruota tutto attorno a pochi e semplici materiali: il legno chiaro del parquet posato in diagonale e dei tavoli, il nero delle sedie e dei tocchi metallici delle travi a vista, il grigio del setto in cemento, il bianco delle pareti da cui traspare la muratura in mattoni. Pochi e sporadici i frammenti di colore, lasciati alle stampe giapponesi appese alle pareti e alla scritta a neon fuxia che dona carattere e contemporaneità al locale.

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Da Koto ramen non si gustano solo fumanti tagliolini in brodo di carne, ma anche sfiziosi gyoza, croccanti tempure e piatti stagionali, in cui la tradizione giapponese si fonde con ingredienti tipici della cucina toscana e italiana in generale, come tartufo, carne di Chianina o dolci a base di frutti autunnali come il diospero. Provare per credere!

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Shoyu Ramen
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Miso Ramen
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Ramen asciutto con macinato di maiale, germogli, peperoni e funghi

Koto Ramen

Via Giuseppe Verdi n. 52/r

Firenze

Un Natale effetto rame

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Il Natale è ormai alle porte, ci affrettiamo a comprare e incartare i regali mancanti e a ultimare le decorazioni della casa in vista del pranzo di famiglia. Non poteva certo mancare su Ninalette un ultimo appuntamento della serie christmas decoration.

Stavolta a catturare la mia attenzione è stata la tendenza, non solo natalizia, di abbinare riflessi metallici diversi dai più tradizionali oro o argento, a colori pastello come il cipria, il rosa antico e il crema. Infatti l’effetto lucido o matte dei metalli come il rame, il bronzo o l’ottone aggiunge un prezioso accento di lusso alle decorazioni natalizie dando vita ad un’atmosfera che si colora di una luce calda e accogliente. Una tavola natalizia che racchiude l’essenza magica e autentica del Natale.

Ma non solo, troviamo porta candele, candelabri, ghirlande luminose, sedie, lampade, cornici e chi più ne ha più ne metta, per donare alla casa una brillantezza e un tocco speciale!

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Maison du Monde
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Sotto piatti in ottone by Tine K Home
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Sedie Modernica
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Lights.com

Il riflesso caldo di questi metalli sprigiona una lucentezza particolare che abbinata a tessuti dai colori tenui, come cuscini, runner o altri accessori per la tavola, regala agli oggetti un aspetto nuovo e fresco ma allo stesso tempo elegante e ricercato.


1. lampada a campana con ghirlanda Maison du Monde ; 2. runner rosa cipria con decorazioni metallizzate Maison du Monde;3. corona in rametti di legno e palline  Coin casa; 4. poster con cornice effetto rame by Bloomingville su buru-buru; 5. portacandela ramato h&m ; 6. decorazione  a piuma in porcellana  Maison du Monde; 7. candelabro in rame by Hay su buru-buru  8. addobbo natalizio rame/argento h&m

Non mi resta che augurarvi di trascorrere nel migliore dei modi questi giorni di festa ormai vicini, in compagnia dei vostri affetti e di chi riesce a farvi sempre sorridere.

Buon Natale e che il nuovo anno vi porti tante cose belle! 

K.